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"GIOVANI IN CAMMINO" DELLA TOSCANA CON SAN FRANCESCO D'ASSISIORDINE DEI FRATI FRANCESCANI MINORI CONVENTUALI DI TOSCANA |
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date da ricordare
Ottavo centenario delle origini dell'Ordine francescano e l'arrivo dei Francescani a Firenze
Ottavo centenario delle origini dell'Ordine francescano e l'arrivo dei Francescani a Firenze
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May 22 PREGHIERA IN PREPARAZIONE AL PELLEGRINAGGIO A ROMAAL TERMINE DELLA PREGHIERA TROVI IL PROGRAMMA DETTAGLIATO DEL PELLEGRINAGGIO
Questa preghiera la puoi usare per prepararti meglio al pellegrinaggio. Il nostro viaggio a Roma non vuole essere di carattere turistico: ma un incontro con un uomo che ci insegna a guardare a Cristo. Lo schema di preghiera che vi propongo lo possiamo usare come incontro comunitario o anche in forma privata.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
In un momento di silenzio fai spazio nel tuo cuore e nella tua anima alla Parola che ti appresti a leggere e meditare. L’incontro che trasforma la vita
Dalla lettera ai Filippesi (3,7-11)
Quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
Preghiamo insieme: Ascoltaci, Signore.
- Perché le nostre comunità riconoscano che Cristo è l’unico tesoro. Preghiamo - Perché i giovani sappiano distinguere, nella logica del Vangelo, ciò che è una perdita e ciò che è un guadagno. Preghiamo - Perché la Chiesa viva con passione e gioia l’annuncio di Cristo unico Signore. Preghiamo
Preghiamo Ti preghiamo, Signore, fa’ che nulla possa sottrarti il primo posto dalla nostra vita. Nessuna apparenza umana allontani il nostro sguardo da Te. Nessuna parola menzognera tolga dai nostri orecchi la Tua parola di Verità. Nessuna promessa di una felicità a buon mercato allontani i nostri passi dalla Tua strada, esigente ma sicura. Tra le mille preoccupazioni di ogni giorno, confusi da promesse che non si realizzano, abbattuti da fallimenti e delusioni, ricordaci sempre, o Signore, che tu non ci abbandoni mai. Amen. L’amore di Cristo entusiasma la vita
Dalla lettera ai Romani (8,35-39)
Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.
Preghiamo insieme: Ascolta Signore, la nostra preghiera.
- Per tutte le famiglie che vivono momenti di difficoltà e di sfiducia, perché nel loro cuore si faccia sempre più robusta la certezza dell’amore incrollabile di Cristo. Amen - Per il Papa Benedetto e il nostro Vescovo Diego, perché nelle fatiche apostoliche siano guidati dalla presenza di Cristo buon Pastore e sostenuti dalla preghiera del loro gregge. Preghiamo - Per le persone anziane, perché mettano la loro saggezza a servizio delle comunità cristiane, annunciando con gioia e serenità l’amore incondizionato di Cristo. Preghiamo
Preghiamo
Ti preghiamo, Signore, riempi di entusiasmo la nostra vita e con la Tua parola rialzaci dalla nostre fatiche quotidiane. Smuovici, Signore, dalle nostre certezze a buon mercato e liberaci da logiche mondane di egoismo e di tornaconto. Il Tuo sguardo ci risollevi dal nostro peccato e ci faccia ritrovare coraggio, forza e direzione nel nostro cammino. Metti nel nostro cuore la certezza granitica della Tua presenza. Amen.
Guardare il Crocifisso
Dalla prima lettera ai Corinzi (1, 22-25)
E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
Preghiamo insieme: Padre buono, ascoltaci.
- Per tutti i cristiani, perchè nella contemplazione della Croce scoprano la misura dell’amore che deve regnare nelle comunità. Preghiamo - Per i giovani, perché non si lascino confondere dalle false promesse del mondo, ma tengano fisso lo sguardo su Gesù Crocifisso. Preghiamo - Per tutti i religiosi e i consacrati, perché nella loro vita apostolica prendano come modello la totale dedizione di Cristo Crocifisso. Preghiamo
Preghiamo
Ti preghiamo, Signore, lasciati guardare. Lascia che i nostri occhi contemplino il tuo Volto, principio di ogni bellezza. Lascia che i nostri sguardi confusi e smarriti, si posino nei tuoi occhi per ritrovare forza e vigore, per continuare a cantare speranza, per ripetere ad ogni uomo che solo Tu sei la via, che solo Tu sei la vita, che solo Tu sei la verità. Amen.
La speranza che non delude
Dalla lettera ai Romani (5, 1-5)
Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo;per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Preghiamo insieme: Dio, nostra speranza, ascoltaci.
- Per tutti coloro che stanno vivendo momenti difficili, perché sostenuti dalla preghiera e dalla carità dei fratelli non perdano mai la speranza. Preghiamo - Per i missionari del Vangelo, perché nella faticosa opera missionaria non si lascino mai scoraggiare dalle delusioni, ma vivano della speranza frutto della pazienza. Preghiamo. - Per i giovani, perché alimentati della accompagnati dalla fede dei loro educatori portino la speranza nel cuore come una fiamma che non si consuma. Preghiamo.
preghiamo
Ti preghiamo, Signore, Dio della speranza che non delude, riempi i nostri cuori del tuo Santo Spirito.
Asciuga le lacrime di chi piange e con il fuoco del tuo amore dona nuova speranza e benedizione. Strappa dalla nostra vita ogni falsità. ogni mediocrità e menzogna. Con il vento della verità fa’ brillare di trasparenza la nostra vita. A coloro che cercano il Risorto indica la via. A coloro che si sono smarriti illumina il cammino. A chi non ti ha mai cercato invia testimoni fedeli del Vangelo. Amen.
La carità
Dalla Prima lettera ai Corinzi (13, 1-7)
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. Preghiamo insieme: Dio, fonte della carità, ascoltaci. - Perché gli sposi cristiani siano un’incarnazione vivente della carità di Cristo nel mondo. Preghiamo - Perché la carità sia la nota distintiva delle comunità cristiane. - Preghiamo - Per coloro che si impegnano per arrivare agli ultimi e ai poveri, siano sostenuti dall’aiuto concreto e dalla preghiera delle comunità cristiane. Preghiamo
preghiamo
Ti preghiamo, Signore, apri il nostro cuore per scoprire il Tuo volto d’amore. Allontana dalla nostra vita ogni ansia di conquista e di merito, togli l’affanno alle nostre giornate e insegnaci a riconoscerti presente in ogni gesto d’amore. Donaci la certezza che con Te non ci sono né inganni né sotterfugi, perché solo Tu sei il Dio dell’Amore e della Verità. Amen.
La gioia
Lett.11 Dalla lettera ai Filippesi (4, 4-7)
Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi.
Preghiamo insieme: Dio della gioia ascoltaci
- Perché le nostre comunità siano famiglie aperte all’incontro e alla gioia. Preghiamo. - Perché chi Ti cerca possa trovare le tracce del tuo passaggio nella gioia dei tuoi discepoli. Preghiamo. - Perché i giovani si facciano missionari della gioia del Vangelo. Peghiamo
preghiamo
Ti preghiamo, Signore, riempi della Tua presenza le nostre giornate. Fa’ che i nostri occhi riconoscano il Tuo passaggio, e le nostre orecchie accolgano il germe della Tua Parola. Donaci mani robuste per sostenere le fatiche dei fratelli, mani delicate per afferrare chi si allontana da Te, mani instancabili nella preghiera e umili nel servizio. Donaci la gioia di stare con Te, quella gioia del cuore che nessuno ci potrà mai rapire. Amen.
Padre nostro
Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito.
Vi benedica Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen
In forma privata: (da recitare mentre ci facciamo il segno della croce) Il Signore ci benedica, ci custodisca e ci conduca alla vita eterna. Amen May 20 fede20 maggio ’09 PELLEGRINAGGIO A ROMA “Con San Paolo alla ricerca della Fede” Cari ragazzi, siamo prossimi al nostro pellegrinaggio a Roma. Il nostro anno pastorale si sta concludendo. Vogliamo prepararci a questo incontro con la preghiera; da questa esperienza e da tutto ciò che in questo anno abbiamo meditato, vogliamo trarne gli elementi essenziali per vivere la nostra vita in sintonia con ciò che professiamo.
Siamo nell'anno dedicato all'Apostolo Paolo e stiamo approfondendo, per quanto ci possibile, le sue lettere, ma soprattutto il suo messaggio. Ci siamo soffermati sul significato della FEDE, abbiamo capito che questa virtù sta alla base del nostro credere, e noi tutti siamo chiamati a viverla in prima persona, e che la possiamo comunicare attraverso le RELAZIONI.
Il convegno di gennaio mirava proprio a scoprire dentro di noi il desiderio di relazionarsi, ma abbiamo compreso anche la difficoltà nel mondo di oggi nel porsi in RELAZIONE e molto più quando i valori che vogliamo trasmettere riguardano la FEDE, la RELIGIONE, DIO, la CHIESA. In un mondo dove tutto sembra negare queste verità sopra citate, siamo chiamati a essere UOMINI e DONNE RESPONSABILI DELLA FEDE che abbiamo ricevuto e che vogliamo manifestare senza vergogna.
Siamo chiamati a rimettere Gesù Cristo al centro della nostra vita, come ci diceva Papa Giovanni Paolo II, ma dobbiamo riscoprire nel Signore la forza dell’amore che solo da Lui viene e solo in Lui possiamo comprendere in pienezza, come ci conferma Papa Benedetto XVI.
Allora il nostro pellegrinaggio a Roma avrà senso se riusciremo a capire che in quella città possiamo andare alle radici di quel Cristianesimo che ha visto negli apostoli, Pietro e Paolo i CAMPIONI della FEDE. E’ per AMORE che hanno testimoniato fino in fondo la FEDE in COLUI che dell’amore e della fede ne è l’ETERNO riferimento. Si, vogliamo andare a Roma con questo spirito. Avete la capacità di “sognare” e di progettare. Ma il rischio è quello di voler fare da soli, senza l’aiuto di Dio. Fidatevi di Gesù, “non abbiate paura, aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo”. Il papa ci ricorda che Dio è amore: “… così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. … (Deus caritas est)
P. Giovanni Martini
PROGRAMMA
Sabato 30 maggio: Ogni gruppo si organizzi per vivere bene la Veglia di Pentecoste.
Domenica 31 maggio: ore 5,30 Partenza da Pisa (davanti la stazione ferroviaria) ore 6,00 Partenza da Cascina (davanti la Scuola d’Arte) ore 7,00 Partenza da La Rotta (davanti al bar Tiffany) ore 7,30 Partenza da Empoli (dal Bianconi) ore 11,30 Piazza San Pietro ore 12,00 Recita del Regina Coeli con il Santo Padre Benedetto XVI ore 13,00 Pranzo al sacco visita della Basilica di San Pietro. ore 16,00 Tempo per le confessioni e Santa Messa l’Abbazia delle Tre Fontane: luogo del Martirio di San Paolo ore 18,00 Celebrazione del Vespro all’Abbazia delle Tre Fontane ore 20,00 Cena al “Seraphicum” Testimonianze festa riposo notturno
lunedì 1 giugno: ore 8,30 Colazione al “Seraphicum” ore 10,00 Pellegrinaggio alla Basilica di San Paolo fuori le mura ore 10,30 Santa Messa in Basilica ore 11,30 Visita guidata della basilica ore 13,00 Pranzo al “Seraphicum” ore 15,00 Visita panoramica della Roma antica ore 17,00 Partenza per il rientro ore 19,30 Celebrazione del Vespro al Convento di San Francesco a Cortona e cena (che si trova vicino all’uscita della A1 Bettolle - Valdichiana) Rientro previsto per le ore 23,00
ATTENZIONE- A Roma saremo accolti nel nostro convento del Seraphicum e avremo il sevizio completo per il vitto e l’alloggio- il Pranzo della Domenica in piazza san Pietro è al sacco .
Per coloro che ancora non si sono iscritti
SCHEDA DI ISCRIZIONE e di AUTORIZZAZIONE (per i minorenni)
Io sottoscritto_________________________________
autorizzo mio figlio _____________________________ a partecipare... (per i maggiorenni)
Io sottoscritto__________________________________ (firma del partecipante) chiedo di partecipare …
... al Pellegrinaggio a Roma nei giorni Domenica 31 maggio e lunedì 31 giugno, organizzato dal “Servizio di Pastorale giovanile e vocazionale “ della “Provincia dei Frati Francescani Minori Conventuali di Toscana”, secondo il programma proposto
Data ________________________
Firma ________________________(firma del genitore)
Firma ________________________(firma del partecipante)
IL COSTO DEL PELLEGRINAGGIO E’ DI 60 EURO January 20 CON SAN PAOLO, TESTIMONI DELLA FEDE IN GESU' CRISTOLettera ai Filippesi
Cari animatori dei vari gruppi che siete convenuti a San Miniato per il Convegno Regionale di Gennaio, che portava il titolo “La fede in Gesù Cristo: che responsabilità per un giovane d’oggi”.
Il mandato che vi ho consegnato, è la Lettera ai Filippesi con la quale vorremmo continuare il nostro percorso. Come sapete il tema di quest’anno è la “FEDE” e San Paolo ci aiuta a cercare sempre meglio questo significato e poterlo riportare con convinzione nella nostra vita.
E’ un modo per conoscere un uomo che è stato “rapito” da Dio, si è lasciato coinvolgere e ha offerto tutto se stesso fino a diventare “l’APOSTOLO DELLE GENTI”.
La lettera che andremo ad esaminare in questi mesi richiede alcuni procedimenti per poterla leggere, capire, meditare e vivere e sarebbe bello poter condividere i vostri lavori inviandomi i resoconti dei vostri incontri.
********************************************** Filippesi - Capitolo 1 Indirizzo[1]Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi. [2]Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo. Ringraziamento e preghiera[3]Ringrazio il mio Dio ogni volta ch'io mi ricordo di voi, [4]pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, [5]a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del vangelo dal primo giorno fino al presente, [6]e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. [7]E' giusto, del resto, che io pensi questo di tutti voi, perché vi porto nel cuore, voi che siete tutti partecipi della grazia che mi è stata concessa sia nelle catene, sia nella difesa e nel consolidamento del vangelo. [8]Infatti Dio mi è testimonio del profondo affetto che ho per tutti voi nell'amore di Cristo Gesù. [9]E perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, [10]perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, [11]ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio. Situazione personale di Paolo[12]Desidero che sappiate, fratelli, che le mie vicende si sono volte piuttosto a vantaggio del vangelo, [13]al punto che in tutto il pretorio e dovunque si sa che sono in catene per Cristo; [14]in tal modo la maggior parte dei fratelli, incoraggiati nel Signore dalle mie catene, ardiscono annunziare la parola di Dio con maggior zelo e senza timore alcuno. [15]Alcuni, è vero, predicano Cristo anche per invidia e spirito di contesa, ma altri con buoni sentimenti. [16]Questi lo fanno per amore, sapendo che sono stato posto per la difesa del vangelo; [17]quelli invece predicano Cristo con spirito di rivalità, con intenzioni non pure, pensando di aggiungere dolore alle mie catene. [18]Ma questo che importa? Purché in ogni maniera, per ipocrisia o per sincerità, Cristo venga annunziato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene. [19]So infatti che tutto questo servirà alla mia salvezza, grazie alla vostra preghiera e all'aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, [20]secondo la mia ardente attesa e speranza che in nulla rimarrò confuso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. [21]Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. [22]Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa debba scegliere. [23]Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; [24]d'altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne. [25]Per conto mio, sono convinto che resterò e continuerò a essere d'aiuto a voi tutti, per il progresso e la gioia della vostra fede, [26]perché il vostro vanto nei miei riguardi cresca sempre più in Cristo, con la mia nuova venuta tra voi. Lottare per la fede[27]Soltanto però comportatevi da cittadini degni del vangelo, perché nel caso che io venga e vi veda o che di lontano senta parlare di voi, sappia che state saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del vangelo, [28]senza lasciarvi intimidire in nulla dagli avversari. Questo è per loro un presagio di perdizione, per voi invece di salvezza, e ciò da parte di Dio; [29]perché a voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo; ma anche di soffrire per lui, [30]sostenendo la stessa lotta che mi avete veduto sostenere e che ora sentite dire che io sostengo. Filippesi - Capitolo 2 Mantenere l'unità nell'umiltà[1]Se c'è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c'è conforto derivante dalla carità, se c'è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, [2]rendete piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. [3]Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, [4]senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri. [5]Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, [6]il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; [7]ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, [8]umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. [9]Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; [10]perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; [11]e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. Lavorare per la salvezza[12]Quindi, miei cari, obbedendo come sempre, non solo come quando ero presente, ma molto più ora che sono lontano, attendete alla vostra salvezza con timore e tremore. [13]E' Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni. [14]Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, [15]perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, [16]tenendo alta la parola di vita. Allora nel giorno di Cristo, io potrò vantarmi di non aver corso invano né invano faticato. [17]E anche se il mio sangue deve essere versato in libagione sul sacrificio e sull'offerta della vostra fede, sono contento, e ne godo con tutti voi. [18]Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me. Missione di Timoteo e di Epafrodito[19]Ho speranza nel Signore Gesù di potervi presto inviare Timòteo, per essere anch'io confortato nel ricevere vostre notizie. [20]Infatti, non ho nessuno d'animo uguale al suo e che sappia occuparsi così di cuore delle cose vostre, [21]perché tutti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo. [22]Ma voi conoscete la buona prova da lui data, poiché ha servito il vangelo con me, come un figlio serve il padre. [23]Spero quindi di mandarvelo presto, non appena avrò visto chiaro nella mia situazione. [24]Ma ho la convinzione nel Signore che presto verrò anch'io di persona. [25]Per il momento ho creduto necessario mandarvi Epafrodìto, questo nostro fratello che è anche mio compagno di lavoro e di lotta, vostro inviato per sovvenire alle mie necessità; [26]lo mando perché aveva grande desiderio di rivedere voi tutti e si preoccupava perché eravate a conoscenza della sua malattia. [27]E' stato grave, infatti, e vicino alla morte. Ma Dio gli ha usato misericordia, e non a lui solo ma anche a me, perché non avessi dolore su dolore. [28]L'ho mandato quindi con tanta premura perché vi rallegriate al vederlo di nuovo e io non sia più preoccupato. [29]Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui; [30]perché ha rasentato la morte per la causa di Cristo, rischiando la vita, per sostituirvi nel servizio presso di me. Filippesi - Capitolo 3 La vera via della salvezza cristiana[1]Per il resto, fratelli mei, state lieti nel Signore. A me non pesa e a voi è utile che vi scriva le stesse cose: [2]guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno circoncidere! [3]Siamo infatti noi i veri circoncisi, noi che rendiamo il culto mossi dallo Spirito di Dio e ci gloriamo in Cristo Gesù, senza avere fiducia nella carne, [4]sebbene io possa vantarmi anche nella carne. Se alcuno ritiene di poter confidare nella carne, io più di lui: [5]circonciso l'ottavo giorno, della stirpe d'Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da Ebrei, fariseo quanto alla legge; [6]quanto a zelo, persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall'osservanza della legge. [7]Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. [8]Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo [9]e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. [10]E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, [11]con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti. [12]Non però che io abbia gia conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo. [13]Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, [14]corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù. [15]Quanti dunque siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti; se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo. [16]Intanto, dal punto a cui siamo arrivati continuiamo ad avanzare sulla stessa linea. [17]Fatevi miei imitatori, fratelli, e guardate a quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi. [18]Perché molti, ve l'ho gia detto più volte e ora con le lacrime agli occhi ve lo ripeto, si comportano da nemici della croce di Cristo: [19]la perdizione però sarà la loro fine, perché essi, che hanno come dio il loro ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra. [20]La nostra patria invece è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, [21]il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose. Filippesi - Capitolo 4 [1]Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete saldi nel Signore così come avete imparato, carissimi! Ultimi consigli[2]Esorto Evòdia ed esorto anche Sìntiche ad andare d'accordo nel Signore. [3]E prego te pure, mio fedele collaboratore, di aiutarle, poiché hanno combattuto per il vangelo insieme con me, con Clemente e con gli altri miei collaboratori, i cui nomi sono nel libro della vita. [4]Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. [5]La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! [6]Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; [7]e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. [8]In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. [9]Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi! Ringraziamenti per gli aiuti mandati[10]Ho provato grande gioia nel Signore, perché finalmente avete fatto rifiorire i vostri sentimenti nei miei riguardi: in realtà li avevate anche prima, ma non ne avete avuta l'occasione. [11]Non dico questo per bisogno, poiché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione; [12]ho imparato ad essere povero e ho imparato ad essere ricco; sono iniziato a tutto, in ogni maniera: alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza. [13]Tutto posso in colui che mi dà la forza. [14]Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alla mia tribolazione. [15]Ben sapete proprio voi, Filippesi, che all'inizio della predicazione del vangelo, quando partii dalla Macedonia, nessuna Chiesa aprì con me un conto di dare o di avere, se non voi soli; [16]ed anche a Tessalonica mi avete inviato per due volte il necessario. [17]Non è però il vostro dono che io ricerco, ma il frutto che ridonda a vostro vantaggio. [18]Adesso ho il necessario e anche il superfluo; sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da Epafrodìto, che sono un profumo di soave odore, un sacrificio accetto e gradito a Dio. [19]Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza in Cristo Gesù. [20]Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen. Saluti e augurio finale.[21]Salutate ciascuno dei santi in Cristo Gesù. [22]Vi salutano i fratelli che sono con me. Vi salutano tutti i santi, soprattutto quelli della casa di Cesare. [23]La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito.
Svolgimento generale (nei primi due incontri)
Svolgimento particolare (per es. in quattro incontri)
COMMENTO
Nella lettera ai Filippesi, scritta per ringraziare la comunità d'averlo aiutato materialmente, Paolo esordisce vantandosi d'aver diffuso il vangelo ovunque, anche a prezzo del carcere, e che anzi, proprio in virtù delle offese subite, s'è notevolmente ampliata la conoscenza della sua teoria fondamentale, quella del Cristo risorto, al punto ch'essa viene propagandata anche da chi cristiano non è, semplicemente per sfruttare un argomento ormai divenuto di moda (il che probabilmente doveva aver creato una certa confusione tra la gente, un certo imbarazzo tra le comunità cristiane). Tuttavia Paolo sostiene d'essere del tutto indifferente all'uso strumentale che fanno delle sue idee, le quali evidentemente suscitavano un certo interesse. Sembra di sentire un anchorman dei media contemporanei: "dite quello che vi pare, purché lo diciate". Solo che qui si ha a che fare con un apostolo seguace di un'idea teologica ambiziosa, diffusa come se fosse un'ideologia politica; ed è un individuo convinto che le persecuzioni, le torture, le minacce di morte, le prigionie e tutte le calunnie che possono offenderlo, non fanno che accrescere il suo prestigio di predicatore. Un predicatore fermissimo nei suoi propositi, inamovibile nei suoi principi. "Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno"(1,21). Non c'è da scherzare. Paolo non sta predicando per acquisire un potere, politico o economico, ma anzitutto per diffondere le proprie idee. Personalmente non cerca compromessi con le autorità costituite. Ed è talmente convinto d'essere nel giusto che è disposto anche a morire di morte violenta, anzi è convinto che una morte del genere agevolerebbe di molto la diffusione del suo vangelo. Sa bene infatti che il martirio uccide le persone ma fortifica le idee, crea dei miti che durano nel tempo. In tal senso mostra di essere un po' travagliato: non sa se sia già giunto il momento di spingersi nella predicazione sino al punto di dover accettare il martirio, o se sia meglio attendere questo momento, preoccupandosi di sostenere ancora le comunità create, aiutandole nelle loro difficoltà di crescita. Se dipendesse esclusivamente da lui, non avrebbe dubbi sulla strada da prendere, visto che è impossibile parlare di "liberazione politica", e che anzi forse proprio il martirio potrebbe rappresentare il modo migliore di fare politica senza farla. In un'epoca di dittatura imperiale è facile dimostrare la giustezza delle proprie idee, accettando serenamente il sacrificio della vita. Il martire ha sempre ragione, almeno in apparenza. Tuttavia Paolo non vuole cercare una fine a tutti i costi. Sa bene che "se anche desse il proprio corpo a bruciare ma non avesse la carità sarebbe un bronzo che risuona" (1 Cor 13,1ss.). Soprattutto non vuol farlo contro le esigenze delle comunità che ha fondato e che potrebbero ancora aver bisogno di lui. Inoltre vuole evitare il rischio che uno cerchi il martirio facendo di questo un motivo di vanto personale. Ciò sarebbe in contraddizione col modello di Cristo ch'egli da tempo è andato predicando, di tipo kenotico, cioè quello secondo cui un uomo, pur essendo dio, s'è comportato come "umile servo", accettando persino di morire per gli uomini. A dir il vero qui Paolo non spiega il perché di questo abbassamento esistenziale del Cristo. Nella lettera ai Romani aveva detto che il motivo stava nella maledizione conseguente al peccato originale, in cui tutta l'umanità era piombata, senza poterne più uscire. Qui invece il motivo sembra essere più etico che teologico: Cristo è morto in croce semplicemente per insegnare agli uomini il valore dell'umiltà, della modestia, un valore che, se venisse accolto dal mondo intero - fa capire Paolo -, non esisterebbero più dittature, guerre, oppressioni... L'umiltà è infatti un valore etico universale, che tutti dovrebbero imparare, "in cielo, in terra e sotto terra"(2,10), appunto sul modello del Cristo, che pur essendo dio ha accettato di morire in croce. Paolo ovviamente non può rendersi conto di quanto sia politicamente astratto questo discorso, non può sapere che un discorso di alto contenuto etico può risultare del tutto insufficiente sul piano politico; non può sapere che quando gli imperatori romani, tre secoli dopo, cominceranno ad accettare le sue teorie etico-religiose, l'oppressione indosserà la veste politica proprio della sua teologia. Per ora l'umiltà del Cristo risorto è il suo modello di vita ed egli, che non ha mai rinunciato completamente alla politica, vorrebbe che tutti, anche i potenti, riconoscessero questo ideale di vita: "nel nome di Gesù ogni ginocchio si deve piegare... ogni lingua deve proclamare che è il Signore"(2,10 s.). L'ideale politico di Paolo non è la liberazione degli oppressi, ma che tutti confessino che Gesù è il figlio di dio: il resto verrà da sé. Paolo è un uomo politicamente pessimista: gli uomini - scrive - sono "perversi e malvagi"(2,15). Si salvano soltanto i suoi seguaci, che devono limitarsi a resistere all'assedio dell'oppressione, sino a "quando Cristo verrà"(2,16). L'idea di resurrezione implica necessariamente quella di parusia trionfale, di giudizio universale ecc. E tra i suoi seguaci Paolo, in maniera un po' sorprendente, annovera il solo Timoteo come il più fidato: "nessuno come lui condivide il mio modo di vedere"(2,20); "tutti gli altri purtroppo cercano i propri interessi"(2,21). Poi cita anche, benevolmente, Epafrodito, incaricato dagli stessi Filippesi di portargli alcuni aiuti economici. Nella seconda parte della lettera Paolo mette in guardia la comunità dall'ascoltare quegli israeliti, definiti col termine forte di "cani", che pur dicendosi "cristiani", "minacciano la fede col legalismo della circoncisione"(3,2), impedendo così ch'essa si diffonda agevolmente tra i pagani. Ancora evidentemente Paolo non vuole servirsi dello strumento della scomunica per togliere di mezzo questi "falsi missionari", e preferisce affidarsi all'intelligenza dei suoi seguaci. D'altra parte in queste comunità ancora non esiste una gerarchia ecclesiastica vera e propria. Quanto a lui, egli non riesce proprio a vedersi morire di vecchiaia. Conclude la lettera così come l'aveva iniziata: "non sono ancora arrivato al traguardo, non sono ancora perfetto"(3,12). Il traguardo che assicura la perfezione è per lui uno solo: il martirio. E' difficile non vedere in questa posizione un certo "fanatismo religioso", analogo a quello di talune frange del fondamentalismo islamico, che vogliono riscattarsi dall'oppressione del mondo occidentale e di Israele. La differenza, di non poco conto, è che Paolo non voleva diventare martire in un'azione suicida, ma predicando senza sosta in tutto il mondo. E quando gli ebrei lo minacciavano di morte, egli, in quanto cittadino romano, s'appellava sempre ai tribunali dell'impero. Il martirio infatti voleva che gli venisse dato dalle stesse autorità romane, in modo che servisse, agli occhi dei suoi seguaci più significativi, quelli cioè provenienti dal mondo pagano, come testimonianza eloquente della verità della sua missione. Di "eloquente" però in questa lettera, che è stata sicuramente scritta da più mani, c'è solo la chiusa, là dove scrive: "vi salutano tutti i fratelli che sono con me, specialmente quelli che lavorano alle dipendenze dell'imperatore romano"(4,21).
Buon lavoro In seguito sarete raggiunti da altri interventi di approfondimento.
p. Giovanni Martini |
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