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20 novembre

Discussione su FESTA DELLA TOSCANA: GITA A LARDERELLO...

 

FESTA DELLA TOSCANA: GITA A LARDERELLO...

Ci sono ancora dei posti liberi.

Gli iscritti sono già una ventina.

Le ISCRIZIONI SCADONO IL 25 NOVEMBRE c.m. 

Citazione

10 novembre

FESTA DELLA TOSCANA: GITA A LARDERELLO...

Festa della Toscana,

proposta per i gruppi degli Adolescenti

per domenica 29 e lunedì 30 Novembre p.v

 

Nell'occasione della festa della Toscana, cari ragazzi, non andrete a scuola, così ho pensato di proporvi una giornata di fraternità. Il Programma che vedete sotto è stato organizzato proprio per approfondire le nostre conoscenze, soprattutto con i nuovi gruppi che in questi ultimi tempi sono andato a conoscere.

Come vedete, ho invitato anche i vostri GENITORI, perché è bello conoscersi anche con loro e condividere insieme a loro la vostra crescita.

Nella Domenica, come vedrete dal programma, non è stata inserita la Santa Messa, per permettere a tutti di partecipare alla Celebrazione Eucaristica nelle vostre Parrocchie.

Note logistiche:   

PER I GENITORI:                                                                                                                                          

Vi ricordo che in occasione della Sagra del Tartufo non sarà possibile salire in macchina fino al Convento; quindi dovrete lasciare le macchine nei parcheggi organizzati a San Miniato Basso o a La Scala e salire con i Bus Navetta. Dopo cena scenderete di nuovo con i Bus Navetta. E' un'occasione anche  per visitare l'antico Borgo e, per chi piace, sentire l'odore del Tartufo.

PER I RAGAZZI:                                                                                                                                            

Vi ricordo di portare il Sacco a Pelo o le lenzuola per dormire nei letti che avrete a disposizione. Inoltre vi chiedo di portare tanta voglia di stare insieme per conoscersi meglio e per fare una bella giornata di fraternità.  In fondo al programma troverete la scheda di adesione e l'autorizzazione da parte dei vostri genitori per la gita del giorno 30 novembre.

 

CI POTRETE VENIRE INCONTRO NELLE SPESE:                                                                                                                                                   

con 10,00 Euro a persona per la cena della domenica sera. Accettiamo dolci e bibite.                 

E con 10,00 Euro a persona per il pulman che ci accompagnerà nella gita.

Vi aspetto numerosi.

PROGRAMMA

Domenica 29 novembre

ORE    16,00 Arrivi e sistemazione nelle camere.  (Verrete accompagnati dai vostri genitori)

IN OCCASIONE DELLA SAGRA DEL TARTUFO A SAN MINIATO NON SARA'  POSSIBILE RAGGIUNGERE IL CONVENTO

L A MACCHINA, DOVRETE LASCIARLA A SAN MINIATO BASSO E SALIRE COL BUS NAVETTA.

ORE    18,00 Incontro di presentazione con i genitori che gentilmente hanno risposto                                                                         all'invito.

ORE    19,00 Celebrazione dei Vespri

ORE    20,00 Cena in Convento, preparata dai frati. (dopo cena i genitori torneranno a casa)

ORE    23,00 tutti a letto.

 

LUNEDI'  30 NOVEMBRE - gita e giornata di fraternità a Larderello, Pomarance, Volterra.

 

ORE     8,00 Colazione e partenza per Larderello

ORE   10,30 Visita dei Soffioni Boraciferi di Larderello.

ORE   13,00 Pranzo all'Oratorio di Pomarance e giochi fino alle 16,00

ORE   16,00 Partenza per Volterra e visita della città.

ORE   18,00 Partenza da Volterra per casa. N.B. Sarete accompagnati: i luoghi verranno scelti in base alle provenienze.

 

Buon divertimento.

 

p. Giovanni Martini

 

 

ISCRIZIONI ENTRO MERCOLEDI’   25 NOVEMBRE 2009

 

 

SCHEDA DI ADESIONE E DI AUTORIZZAZIONE:

 

IO_______________________________ GENITORE DI _____________________________

AUTORIZZO MIO/A  FIGLIO/A   A PARTECIPARE ALLA GITA DEL GIORNO 30 NOVEMBRE

A LARDERELLO, POMARANCE E VOLTERRA SECONDO IL PROGRAMMA SOPRA ESPOSTO.

 

DATA ______________________ E FIRMA DEL GENITORE_____________________

 

 

 

 

   I SOFFIONI DI LARDERELLO

   La risorsa geotermica
   ed il museo della geotermia



L'area geotermica di Larderello

    La zona dista circa un'ora di auto dall'agriturismo La Torretta ed è particolarmente affascinante per le attività di sfruttamento della risorsa geotermica, che permette di ottenere energia elettrica con un impatto ambientale notevolmente inferiore rispetto ad altre fonti.
    Così, accanto alle manifestazioni naturali ancora osservabili come le putizze ed i lagoni, il territorio è contraddistinto dall'intrico dei vapordotti che imbrigliano il vapore sprigionato dai soffioni e lo convogliano verso le centrali geotermoelettriche, dove viene utilizzato per far girare le gigantesche dinamo e poi rilasciato in atmosfera con le torri di raffreddamento, conferendo alla zona una suggestione indimenticabile. Da non mancare la visita al Museo della Geotermia di Larderello, testimonianza di una esperienza unica al mondo.

 

I Soffioni

    I soffioni boraciferi di Larderello sono fluidi che fuoriescono dal terreno da spaccature naturali o perforazioni artificiali. I fluidi sono costituiti per il 95% da vapore acqueo ed acqua, e per la parte restante da anidride carbonica, idrogeno solforato (a cui si deve il leggero odore di uovo marcio), metano ed altre sostanze tra cui sali di boro.
    Le emissioni possono raggiungere una temperatura di 130°-160° ed una pressione compresa tra 4 e 14 atmosfere. Per esempio, il 27 marzo 1931 un sondaggio riuscì a raggiungere il serbatoio geotermico erogando circa 220 tonnellate/ora di vapore: il soffione, denominato Soffionissimo, rappresentò un fenomeno talmente grandioso da far ritenere che non fosse possibile imbrigliarlo.

 

I Lagoni

    Il lagone è un'emissione di acqua calda dal sottosuolo, che si raccoglie in un lago naturale. Normalmente non raggiunge grandi dimensioni ed è caratterizzato dalla presenza di elevate quantità di sali minerali, in particolare sali di boro.
    I fenomeni naturali sono quasi scomparsi a causa delle recenti attività estrattive, ma il Targioni Tozzetti (1768-1779, vol. IV, pagg. 16-17) riporta un'efficace e suggestiva descrizione della zona di Travale (Radicondoli):
   "vedonsi in mezzo al bosco due Lagoni, o Bulicani, chiamati i Lagoncelli di Travale i quali si fanno ben distinguere anche dalla cima del poggio dove era io, per il fetore, per il fummo bianco che tramandano, e per il gran romore che fa l'acqua bollendo, particolarmente quando il giorno dopo vuol piovere (...)"

Le Putizze

   La putizza è un'area priva di vegetazione a causa dell’elevata temperatura del sottosuolo e dalla presenza di piccoli soffioni, detti bulicami o fumacchi, che danno origine a panorami suggestivi che ricordano paesaggi lunari.
    L' elevata temperatura ed il suolo acido svolgono un' azione fortemente selettiva nei confronti della vegetazione: in queste aree, il brugo (Calluna vulgaris) è l'unica pianta che riesce a colonizzare il terreno.


Dal boro all' energia elettrica

 Queste manifestazioni geotermiche sono state utilizzate fin dall'antichità per estrarre utili materiali: nel 1540, lo studioso senese Vannoccio Biringuccio, nella sua opera "Del vetriolo et sua miniera" ci parla dei giacimenti di vetriolo dei Lagoni di Travale e, descrivendo queste manifestazioni afferma che "...l'acque che surgono (...) son tutte putride terrestri et grosse, qual bullente con gran fumo e qual senza, che certo in assai luochi dove ne (é) quantità grande paiono effetti infernali". Il vetriolo verde, detto anche romano o marziale, non è altro che solfato ferroso idrato, mentre il vetriolo azzurro, detto di Cipro, è solfato di rame, da sempre utilizzato in agricoltura come antiparassitario.
   Ma la storia di Larderello inizia con l'acido borico: veniva importato dal lontano Tibet quando è stato scoperto nelle acque che gorgogliano nella zona. Così il francese Francesco De Larderel iniziò ai primi dell'800 una fiorente attività chimica e costruì un complesso industriale che prenderà poi il nome di Larderello. Ma per far evaporare l'acqua dei lagoni e ricavare l'acido borico occorreva energia: prima utilizzò la legna, e dopo aver disboscato la zona, pensò di utilizzare il vapore degli stessi lagoni. Così coprì i lagoni con una cupola di muratura per imbrigliare il vapore e portarlo verso gli edifici dove avveniva l'estrazione del boro.
   Fu però il principe Piero Conti Ginori, direttore generale delle fabbriche, ad utilizzare il vapore per produrre energia elettrica: nel 1904 accese le prime 5 lampadine e già nel 1905 riforniva di energia la fabbrica ed il paese di Larderello.
   Nel dopogerra l'importanza dell'acido borico venne meno, e così i soffioni vennero utilizzati con l'unico e nobile scopo di produrre energia elettrica: oggi l'energia geotermica copre il 30% del fabbisogno energetico della Toscana.

Il Museo della Geotermia di Larderello

Il Museo (ingresso libero), che attira 60mila visitatori all'anno, è stato fondato alla fine degli anni '50 e ripercorre la storia dell' energia geotermica in tutti i suoi aspetti: la ricerca, la perforazione, i sistemi di utilizzazione del fluido geotermico per produzione di energia, ricorrendo all'ausilio di attrezzature originali e di plastici.


Il lagone coperto Nell'area museale è possibile vedere il rudere di un piccolo lagone coperto, costruito nel 1875. Nella parte superiore un tubo raccoglieva il vapore che andava ad alimentare i sistemi di riscaldamento degli edifici dove avveniva l'evaporazione dell'acqua tratta dallo stesso lagone, per ottenere i sali di boro.

Il Soffione Turistico

    Si tratta di un soffione dimostrativo, perforato nel 1956  fino alla profondità di 740 metri. La portata è di circa 15 tonnellate di vapore all'ora, a fronte dei soffioni più grossi che si aggirano attorno alle 350 tonnellate/ora. Si tratta di un piccolo soffione, ma quando viene aperto si forma un'altissima colonna di vapore e le orecchie sono assordate da un sibilo di 150 decibel, facendo rimanere affascianti di fronte alla potenza della natura ed all'energia che si nasconde nel sottosuolo.

Piazza Leopolda

Era ed è il centro dello stabilimento: uffici, abitazioni e chiesa si affacciano su questa piazza dedicata al Granduca Leopoldo II°, che proseguì la politica di valorizzazione dell'industria boracifera.
    Le attività di Larderello sono state sempre accompagnate da un grande problema sociale: quello di far affluire il personale necessario (e le loro famiglie) in un luogo desolato, inospitale, poco popolato, senza alternative economiche e lontano dalle principali vie di comunicazione.
    Già nel 1849 lo stesso De Larderel, nel suo Regolamento Generale delle attività produttive, prevedeva il farmacista, il medico, il cappellano, lo spaccio, le scuole, l'assistenza alle vedove.
    Lo stesso problema si ripropone alla fine degli anni '50, quando l'area geotermica partecipa al boom economico, con un incremento delle attività e del personale: così l'architetto Giovanni Michelucci riceve l'incarico di trasformare l'insediamento industriale di Larderello in un piccolo centro urbano. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: abbondante verde urbano, la graziosa chiesa parrocchiale, il teatro ed il centro sportivo.

11 ottobre

Programma 2009 - 2010

Programma per la Pastorale

dei giovani e degli adolescenti   2009 - 2010

dei Frati Francescani Minori Conventuali di Toscana

 SAN MINIATO
Week end Vocazionale da sabato 5 a martedì 8 dicembre 2009
“SIGNORE COSA VUOI CHE IO FACCIA”
(i giorni corrispondono a quello che si terrà, forse, ad Assisi, per un eventuale
ritrovo ad Assisi invece che a San Miniato).
 
ASSISI
Incontro di fine anno da martedì 29 dicembre 2009 a venerdì 1 gennaio 2010
“CON FRANCESCO VERSO IL NUOVO ANNO”
 
SAN MINIATO
Convegno regionale per adolescenti da sabato 23 a domenica 24 gennaio 2010
“CON FRANCESCO ALLA RICERCA DI NOI STESSI IN CRISTO, NELLA CHIESA”.
 
LORETO
Pellegrinaggio regionale per adolescenti da venerdì 14 a domenica 16 maggio
“CON FRANCESCO ALLA CASA DELLA MADRE DI DIO”
 
PISA
Convengo regionale per giovani, domenica 30 maggio
“CHI SEI TU, CHI SONO IO?
(Il luogo ancora è da confermare)

"Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente" (1 Tm 4, 10)

"Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente" (1 Tm 4, 10)
 
Lo schema di lavoro che vi propongo è da suddividersi in quattro momenti:
  1. presentazione del tema
  2. approfondimento biblico
  3. confronto con l'esperienza di san Francesco e attualizzazione
  4. Veglia di preghiera 
  • Nel primo prossimo incontro che si terrà a livello locale sarebbe bene leggere il messaggio del Papa, e coglierne a caldo le provocazioni, i suggerimenti, e tutto ciò che può stimolarci per una riflessione attenta.
  • Nell'incontro successivo vi invito a leggere, suddvidendovi i vari cap., la "Storia di Giuseppe " Gn. 37 - 47,12..

E' interessante leggere questa storia nella dinamica della Speranza. La Storia di Giuseppe si incastona nel disegno di Dio che ha per il suo popolo: quel popolo che grazie a lui entrerà in Egitto ancora "non popolo" e che proprio in Egitto farà l'esperienza della schiavitù, ma poi del riscatto della libertà che avverrà attraverso la liberazione con il passaggio del Mar Rosso con Mosè alla ricerca della Terra Promessa. Tema che affronteremo più avanti.

  • Dopo questa lettura vi proporrò anche delle tematiche tratte dall'Esperienza di San Francesco. e alcune domande da affrontare e condividere.
  • Tutto questo troverà la sua conclusione in uno schema di Veglia di Preghiera da adattarsi in base alla composizione dei gruppi.

 

 

ABBIAMO POSTO LA NOSTRA SPERANZA NEL DIO VIVENTE

ABBIAMO POSTO LA NOSTRA SPERANZA

NEL DIO VIVENTE


Cari  giovani, con la festa di San Francesco, vogliamo riprendere il nostro itinerario di fede che ci vedrà impegnati durante tutto il prossimo anno. Insieme a p. Nicola Scarlatino, nuovo provinciale, a p. Paolo Maria Bocci, a p. Alessandro Pretini, abbiamo iniziato la nuova programmazione cercando di far tesoro dell’esperienza fatta lo scorso anno e della nuova impostazione che, come Provincia Religiosa di Toscana, ci siamo voluti impegnare a vivere e a trasmettere a voi tutti.

Il tema che è sopra citato è tratto dal “MESSAGGIO DI PAPA BENEDETTO XVI” che ha fatto in occasione della “Giornata annuale della Gioventù” nella domenica delle Palme del 2009.

E’  un tema che molte Diocesi stanno portando avanti e anche noi ci inseriamo in questo cammino portando il nostro apporto specifico francescano, attingendo dall’esperienza di San Francesco i suggerimenti e gli insegnamenti che ci aiuteranno a maturare nella fede e nella Speranza in Gesù Cristo.

Riporto il Messaggio così da poterlo leggere per intero, anche se sarà sezionato per approfondirlo nei vari incontri che si svolgeranno sia a livello locale che a livello regionale.

La tematica così delicata prevede una suddivisione tra giovani ed adolescenti, proprio per essere più vicini alle problematiche di entrambi le età.  

Cari amici,

la prossima Domenica delle Palme celebreremo, a livello diocesano, la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù. Mentre ci prepariamo a questa annuale ricorrenza, ripenso con viva gratitudine al Signore all’incontro che si è tenuto a Sydney, nel luglio dello scorso anno: incontro indimenticabile, durante il quale lo Spirito Santo ha rinnovato la vita di numerosissimi giovani convenuti dal mondo intero. La gioia della festa e l’entusiasmo spirituale, sperimentati durante quei giorni, sono stati un segno eloquente della presenza dello Spirito di Cristo. Ed ora siamo incamminati verso il raduno internazionale in programma a Madrid nel 2011, che avrà come tema le parole dell’apostolo Paolo: "Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (cfr Col 2,7). In vista di tale appuntamento mondiale dei giovani, vogliamo compiere insieme un percorso formativo, riflettendo nel 2009 sull’affermazione di san Paolo: "Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente" (1 Tm 4,10), e nel 2010 sulla domanda del giovane ricco a Gesù: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?" (Mc 10,17).

La giovinezza, tempo della speranza

A Sydney, la nostra attenzione si è concentrata su ciò che lo Spirito Santo dice oggi ai credenti, ed in particolare a voi, cari giovani. Durante la Santa Messa conclusiva, vi ho esortato a lasciarvi plasmare da Lui per essere messaggeri dell’amore divino, capaci di costruire un futuro di speranza per tutta l’umanità. La questione della speranza è, in verità, al centro della nostra vita di esseri umani e della nostra missione di cristiani, soprattutto nell’epoca contemporanea. Avvertiamo tutti il bisogno di speranza, ma non di una speranza qualsiasi, bensì di una speranza salda ed affidabile, come ho voluto sottolineare nell’Enciclica Spe salvi. La giovinezza in particolare è tempo di speranze, perché guarda al futuro con varie aspettative. Quando si è giovani si nutrono ideali, sogni e progetti; la giovinezza è il tempo in cui maturano scelte decisive per il resto della vita. E forse anche per questo è la stagione dell’esistenza in cui affiorano con forza le domande di fondo: perché sono sulla terra? che senso ha vivere? che sarà della mia vita? E inoltre: come raggiungere la felicità? perché la sofferenza, la malattia e la morte? che cosa c’è oltre la morte? Interrogativi che diventano pressanti quando ci si deve misurare con ostacoli che a volte sembrano insormontabili: difficoltà negli studi, mancanza di lavoro, incomprensioni in famiglia, crisi nelle relazioni di amicizia o nella costruzione di un’intesa di coppia, malattie o disabilità, carenza di adeguate risorse come conseguenza dell’attuale e diffusa crisi economica e sociale. Ci si domanda allora: dove attingere e come tener viva nel cuore la fiamma della speranza?

Alla ricerca della "grande speranza"

L’esperienza dimostra che le qualità personali e i beni materiali non bastano ad assicurare quella speranza di cui l’animo umano è in costante ricerca. Come ho scritto nella citata Enciclica Spe salvi, la politica, la scienza, la tecnica, l’economia e ogni altra risorsa materiale da sole non sono sufficienti per offrire la grande speranza a cui tutti aspiriamo. Questa speranza "può essere solo Dio, che abbraccia l’universo e che può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere" (n. 31). Ecco perché una delle conseguenze principali dell’oblio di Dio è l’evidente smarrimento che segna le nostre società, con risvolti di solitudine e violenza, di insoddisfazione e perdita di fiducia che non raramente sfociano nella disperazione. Chiaro e forte è il richiamo che ci viene dalla Parola di Dio: "Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamerisco nella steppa; non vedrà venire il bene" (Ger 17,5-6).

La crisi di speranza colpisce più facilmente le nuove generazioni che, in contesti socio-culturali privi di certezze, di valori e di solidi punti di riferimento, si trovano ad affrontare difficoltà che appaiono superiori alle loro forze. Penso, cari giovani amici, a tanti vostri coetanei feriti dalla vita, condizionati da una immaturità personale che è spesso conseguenza di un vuoto familiare, di scelte educative permissive e libertarie e di esperienze negative e traumatiche. Per alcuni – e purtroppo non sono pochi – lo sbocco quasi obbligato è una fuga alienante verso comportamenti a rischio e violenti, verso la dipendenza da droghe e alcool, e verso tante altre forme di disagio giovanile. Eppure, anche in chi viene a trovarsi in condizioni penose per aver seguito i consigli di "cattivi maestri", non si spegne il desiderio di amore vero e di autentica felicità. Ma come annunciare la speranza a questi giovani? Noi sappiamo che solo in Dio l’essere umano trova la sua vera realizzazione. L’impegno primario che tutti ci coinvolge è pertanto quello di una nuova evangelizzazione, che aiuti le nuove generazioni a riscoprire il volto autentico di Dio, che è Amore. A voi, cari giovani, che siete in cerca di una salda speranza, rivolgo le stesse parole che san Paolo indirizzava ai cristiani perseguitati nella Roma di allora: "Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo" (Rm 15,13). Durante questo anno giubilare dedicato all’Apostolo delle genti, in occasione del bimillenario della sua nascita, impariamo da lui a diventare testimoni credibili della speranza cristiana.

San Paolo, testimone della speranza

Trovandosi immerso in difficoltà e prove di vario genere, Paolo scriveva al suo fedele discepolo Timoteo: "Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente" (1 Tm 4,10). Come era nata in lui questa speranza? Per rispondere a tale domanda dobbiamo partire dal suo incontro con Gesù risorto sulla via di Damasco. All’epoca Saulo era un giovane come voi, di circa venti o venticinque anni, seguace della Legge di Mosè e deciso a combattere con ogni mezzo quelli che egli riteneva nemici di Dio (cfr At 9,1). Mentre stava andando a Damasco per arrestare i seguaci di Cristo, fu abbagliato da una luce misteriosa e si sentì chiamare per nome: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?". Caduto a terra, domandò: "Chi sei, o Signore?". E quella voce rispose: "Io sono Gesù, che tu perseguiti!" (cfr At 9,3-5). Dopo quell’incontro, la vita di Paolo mutò radicalmente: ricevette il Battesimo e divenne apostolo del Vangelo. Sulla via di Damasco, egli fu interiormente trasformato dall’Amore divino incontrato nella persona di Gesù Cristo. Un giorno scriverà: "Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me" (Gal 2,20). Da persecutore diventò dunque testimone e missionario; fondò comunità cristiane in Asia Minore e in Grecia, percorrendo migliaia di chilometri e affrontando ogni sorta di peripezie, fino al martirio a Roma. Tutto per amore di Cristo.

La grande speranza è in Cristo

Per Paolo la speranza non è solo un ideale o un sentimento, ma una persona viva: Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Pervaso intimamente da questa certezza, potrà scrivere a Timoteo: "Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente" (1 Tm 4,10). Il "Dio vivente" è Cristo risorto e presente nel mondo. E’ Lui la vera speranza: il Cristo che vive con noi e in noi e che ci chiama a partecipare alla sua stessa vita eterna. Se non siamo soli, se Egli è con noi, anzi, se è Lui il nostro presente ed il nostro futuro, perché temere? La speranza del cristiano è dunque desiderare "il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito Santo" (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1817).

Il cammino verso la grande speranza

Come un giorno incontrò il giovane Paolo, Gesù vuole incontrare anche ciascuno di voi, cari giovani. Sì, prima di essere un nostro desiderio, questo incontro è un vivo desiderio di Cristo. Ma qualcuno di voi mi potrebbe domandare: Come posso incontrarlo io, oggi? O piuttosto, in che modo Egli si avvicina a me? La Chiesa ci insegna che il desiderio di incontrare il Signore è già frutto della sua grazia. Quando nella preghiera esprimiamo la nostra fede, anche nell’oscurità già Lo incontriamo perché Egli si offre a noi. La preghiera perseverante apre il cuore ad accoglierlo, come spiega sant’Agostino: "Il Signore Dio nostro vuole che nelle preghiere si eserciti il nostro desiderio, così che diventiamo capaci di ricevere ciò che Lui intende darci" (Lettere 130,8,17). La preghiera è dono dello Spirito, che ci rende uomini e donne di speranza, e pregare tiene il mondo aperto a Dio (cfr Enc. Spe salvi, 34).

Fate spazio alla preghiera nella vostra vita! Pregare da soli è bene, ancor più bello e proficuo è pregare insieme, poiché il Signore ha assicurato di essere presente dove due o tre sono radunati nel suo nome (cfr Mt 18,20). Ci sono molti modi per familiarizzare con Lui; esistono esperienze, gruppi e movimenti, incontri e itinerari per imparare a pregare e crescere così nell’esperienza della fede. Prendete parte alla liturgia nelle vostre parrocchie e nutritevi abbondantemente della Parola di Dio e dell’attiva partecipazione ai Sacramenti. Come sapete, culmine e centro dell’esistenza e della missione di ogni credente e di ogni comunità cristiana è l’Eucaristia, sacramento di salvezza in cui Cristo si fa presente e dona come cibo spirituale il suo stesso Corpo e Sangue per la vita eterna. Mistero davvero ineffabile! Attorno all’Eucaristia nasce e cresce la Chiesa, la grande famiglia dei cristiani, nella quale si entra con il Battesimo e ci si rinnova costantemente grazie al sacramento della Riconciliazione. I battezzati poi, mediante la Cresima, vengono confermati dallo Spirito Santo per vivere da autentici amici e testimoni di Cristo, mentre i sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio li rendono atti a realizzare i loro compiti apostolici nella Chiesa e nel mondo. L’Unzione dei malati, infine, ci fa sperimentare il conforto divino nella malattia e nella sofferenza.

Agire secondo la speranza cristiana

Se vi nutrite di Cristo, cari giovani, e vivete immersi in Lui come l’apostolo Paolo, non potrete non parlare di Lui e non farlo conoscere ed amare da tanti altri vostri amici e coetanei. Diventati suoi fedeli discepoli, sarete così in grado di contribuire a formare comunità cristiane impregnate di amore come quelle di cui parla il libro degli Atti degli Apostoli. La Chiesa conta su di voi per questa impegnativa missione: non vi scoraggino le difficoltà e le prove che incontrate. Siate pazienti e perseveranti, vincendo la naturale tendenza dei giovani alla fretta, a volere tutto e subito.

Cari amici, come Paolo, testimoniate il Risorto! Fatelo conoscere a quanti, vostri coetanei e adulti, sono in cerca della "grande speranza" che dia senso alla loro esistenza. Se Gesù è diventato la vostra speranza, ditelo anche agli altri con la vostra gioia e il vostro impegno spirituale, apostolico e sociale. Abitati da Cristo, dopo aver riposto in Lui la vostra fede e avergli dato tutta la vostra fiducia, diffondete questa speranza intorno a voi. Fate scelte che manifestino la vostra fede; mostrate di aver compreso le insidie dell’idolatria del denaro, dei beni materiali, della carriera e del successo, e non lasciatevi attrarre da queste false chimere. Non cedete alla logica dell’interesse egoistico, ma coltivate l’amore per il prossimo e sforzatevi di porre voi stessi e le vostre capacità umane e professionali al servizio del bene comune e della verità, sempre pronti a rispondere "a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1 Pt 3,15). Il cristiano autentico non è mai triste, anche se si trova a dover affrontare prove di vario genere, perché la presenza di Gesù è il segreto della sua gioia e della sua pace.

Maria, Madre della speranza

Modello di questo itinerario di vita apostolica sia per voi san Paolo, che ha alimentato la sua vita di costante fede e speranza seguendo l’esempio di Abramo, del quale scrive nella Lettera ai Romani: "Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli" (Rm 4,18). Su queste stesse orme del popolo della speranza – formato dai profeti e dai santi di tutti i tempi – noi continuiamo ad avanzare verso la realizzazione del Regno, e nel nostro cammino spirituale ci accompagna la Vergine Maria, Madre della Speranza. Colei che ha incarnato la speranza di Israele, che ha donato al mondo il Salvatore ed è rimasta, salda nella speranza, ai piedi della Croce, è per noi modello e sostegno. Soprattutto, Maria intercede per noi e ci guida nel buio delle nostre difficoltà all’alba radiosa dell’incontro con il Risorto. Vorrei concludere questo messaggio, cari giovani amici, facendo mia una bella e nota esortazione di san Bernardo ispirata al titolo di Maria Stella maris, Stella del mare: "Tu che nell’instabilità continua della vita presente, ti accorgi di essere sballottato tra le tempeste più che camminare sulla terra, tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella, se non vuoi essere spazzato via dagli uragani. Se insorgono i venti delle tentazioni e ti incagli tra gli scogli delle tribolazioni, guarda alla stella, invoca Maria ... Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria... Seguendo i suoi esempi non ti smarrirai; invocandola non perderai la speranza; pensando a lei non cadrai nell’errore. Appoggiato a lei non scivolerai; sotto la sua protezione non avrai paura di niente; con la sua guida non ti stancherai; con la sua protezione giungerai a destinazione" (Omelie in lode della Vergine Madre, 2,17).

Maria, Stella del mare, sii tu a guidare i giovani del mondo intero all’incontro con il tuo Figlio divino Gesù, e sii ancora tu la celeste custode della loro fedeltà al Vangelo e della loro speranza.

Mentre assicuro il mio quotidiano ricordo nella preghiera per ognuno di voi, cari giovani, di cuore tutti vi benedico insieme alle persone che vi sono care.

Dal Vaticano, 22 febbraio 2009              BENEDICTUS PP. XVI